Racconto: "Il viaggio dell’albero" di Gabriele Bitti


Il viaggio dell’albero

Racconto di Gabriele Bitti


Anno 2039. Sulla cima più alta della montagna vive
un vecchio, maestoso abete. Molti inverni sono passati, ma
le sue splendide fronde ospitano ancora intere famigliole di
scoiattoli e uccellini, il suo tronco e i suoi rami sono la tana
di tutti gli animali del bosco.
L’albero è molto amico del vento che soffia da sud:
questo, dopo aver attraversato tutto il mondo, torna dopo
tanto tempo dal vecchio abete per raccontargli tutto ciò che
succede aldilà della montagna.
Questa volta i sussurri e i fruscii del vento sono inquietanti.
Lui, soffiando senza sosta, racconta di un mondo
cambiato drasticamente, racconta di interi boschi spariti, di
cieli grigi e maleodoranti, di mari senza vita.
Il vecchio abete ascolta sbalordito, ma non vuole credere
alle parole del vento e decide di controllare: stacca le
radici dal terreno e inizia a scendere a valle.
Arriva al fiume stanco e assetato, va a rinfrescarsi le
radici ma, appena tocca l’acqua, si brucia perché essa è
completamente acida, emana un odore pestilenziale, così
nauseabondo che, per oltrepassare il corso d’acqua, l’albero
deve tapparsi il naso.
Le colline vicine non sono più verdi ma grigie, marroni,
strane… sono colline di rifiuti!!!
Allora il nostro abete decide di andare al mare, alla
foce del fiume: ma anche lì il cattivo odore è orribile, niente
pesci guizzanti e, se ce n’ è qualcuno, lo si può trovare
morto sulla riva.
L’ albero vuole salutare i suoi amici fenicotteri che
hanno casa sulle acque stagnanti del fiume, ma lì trova
solo pezzi di plastica che, attaccati alle canne, sembrano
svolazzare spinti dal vento.
La realtà è peggiore del racconto dell’amico vento!
Il nostro abete, sempre più affaticato, decide allora di
andare in città per vedere gli uomini e parlare con loro: sui
cigli delle strade ci sono ammassi di spazzatura che sembrano
non finire mai, tutti camminano con le mascherine
sul volto perché l’aria è diventata irrespirabile per le troppe
macchine bloccate nel traffico e per i rifiuti.
L’albero arriva in un parco giochi e qui rimane ancor
più sorpreso e addolorato nel vedere un gruppo di bambini:
annoiati, tristi e cupi, portano a spasso cagnolini elettrici e
indossano una mascherina per respirare. Lì non c’è erba ma
cemento, e non si vedono alberi da nessuna parte. I bambini
notano l’abete e lo guardano stupefatti: nessuno di loro sa
cos'è e com'è fatto un albero!
Allora il vecchio abete si ferma e li invita a salire sui
suoi rami, fa guardare le sue fronde, fa scoprire loro gli uccelli,
gli scoiattoli, i topini. I bimbi si tolgono le maschere
e respirano aria pura.
È una festa!!! L’albero spiega che un tempo la natura
era bella e che può tornare ad esserlo e dà ai bambini dei
semi… Questo è il suo dono, tanti semi da spargere sulla
terra per far crescere più alberi possibile.
I bambini vorrebbero che l’albero restasse con loro,
ma lui deve continuare il suo viaggio per regalare ad altri
bambini i «semi della speranza».

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